Cambodian Dream #004

Cambodian Dream #004

Le cose dentro di me andavano sempre peggio, com'era possibile? Dove stavo sbagliando? Non capivo, cercavo in ogni angolo della mia mente, ma non capivo. Avevo deciso di partire per la Cambogia, ma il nodo che mi chiudeva la bocca dello stomaco era sempre presente, giorno e notte. 

All'epoca lavoravo in casa di produzione, il mio lavoro mi appassionava molto, ma era da un po' di tempo che mi interrogavo su come stavo impiegando il mio tempo. Dove stavo mettendo le mie energie e la mia passione? Chi stavo aiutando con quello che facevo? Che impatto sociale aveva il mio lavoro? Le risposte che mi davo non mi soddisfacevano affatto. Ho iniziato a sentire un fortissimo desiderio di trovare qualcosa da fare che avesse un significato profondo e con uno scopo molto più grande del realizzare pubblicità. Anche se mi sentivo ancora lontana anni luce da me stessa e questo mi faceva "dannare", sapevo di essere molto fortunata, avevo un meraviglioso letto dove riposare e  non mi sarebbe mai mancato un piatto caldo. Volevo restituire al mondo le fortune che avevo, ma in quelle condizioni non ne ero in grado. Prima mi dovevo sistemare io. 

Sentivo che la Cambogia in qualche modo avrebbe realizzato questo sogno, se non altro avrei impiegato il mio tempo a stare dietro ai capricci di clienti poco gentili e molto pretenziosi. I cambogiani ti sorridono sempre, gran parte della popolazione vive in catapecchie fangose dove non c'è neanche il bagno.

Un cambogiano medio guadagna due dollari al giorno. DUE DOLLARI AL GIORNO... e si toglievano il cibo di bocca per offrirlo a te, anche se era l'unica cosa che avevano da mangiare in quella giornata. 

Questo atteggiamento mi aveva colpito dritto al cuore.

1935991_1172083416211_7572700_n.jpg

Il giorno in cui ho dato le dimissioni é stato uno dei momenti più emozionanti e significativi del viaggio verso me stessa. 

Erano giorni che rimuginavo su cosa avrei detto ai miei capi, la qualità dei miei pensieri era pessima : "Non andare. Sei pazza. Non puoi licenziarti. Lasci un posto di lavoro fisso per andare in Cambogia? E se poi le cose non vanno? Cosa fai? Dove vai? Devi restare qua. Ascolta quello che ti dicono, non si lascia il lavoro. Chi pensi di essere? Non fare la ribelle." La voce dell'Ego urlava fortissimo e anche se io cercavo di non ascoltarla, lei non taceva. 

Il grande giorno arriva: mi siedo alla scrivania e sento una vampata di calore che parte dai piedi e mi percorre tutto il corpo fino alla testa, inizio a sudare freddo. Resto seduta quasi paralizzata, inizia a mancarmi l'aria ed entro in affanno. Attacco di panico. 

Mi metto a pregare chiedendo aiuto, davvero non ce la facevo più. Chiedevo disperatamente di essere guidata: dovevo trovare la forza di uscire da quella “gabbia".

Ad un certo punto un sibilo molto sottile si intromette nel mio monologo distruttivo: " Vai, non avere paura, non sei sola, io ci sono, respira. Non avere paura, fidati." Erano le stesse parole che mi ripeteva il dott. Barone ogni volta che mi veniva un attacco di panico. In quel momento ho percepito la sua presenza vicino a me. Di lui potevo fidarmi, era l'unica persona che era riuscita a trovare la chiave per entrare nelle mie grotte oscure ed era anche l'unica persona che non avevo buttato fuori a calci.. 

new1-19.png

Mi sono alzata dalla sedia, ho fatto un respiro profondo, come quelli che facevo a yoga, e passo dopo passo con le gambe rigide e tremolanti mi avvio verso la stanza del mio capo. Davanti alla porta mi blocco, volevo tornare indietro, ma la mano si appoggia alla porta e la apre: sono rimasta immobile senza aprire bocca, lui un po' attonito mi ha guardato chiedendo cosa volessi, non era mia usanza rimanere in silenzio, senza parole. Non riuscivo a parlare, non sapevo cosa stessi facendo e non so cosa sia successo, ma ad un certo punto ricordo di aver sentito il corpo sciogliersi,  le gambe non erano più rigide rigide e ho iniziato a parlare no stop: dopo dieci minuti  lui mi interrompe e guardandomi dritto negli occhi, sorridendo mi dice: "Brava Chiara, sono fiero di te, sono certo che questo viaggio ti aiuterà a trovare quello che stai cercando, sappi che ti stimo tantissimo."

WOW.. Era vero, lo avevo fatto. Lo avevo detto: "Ciao a tutti, parto e vado ad occuparmi di me stessa. Ci vediamo quando avrò smaltito il macigno che non mi permette di respirare e mi appesantisce il cuore." 

Esco dalla sua stanza con una leggerezza che non avevo mai provato prima.  Il mondo intorno a me era diverso... 

Buona Vita a voi, io parto! 

10456016_10154318299905192_1465115490627536157_n.jpg

"Se vi rivolgete al Cielo con fede ed innocenza,

accoreranno senz'altro in vostro soccorso.

La Madre e gli Angeli sono sempre li per voi.

Se credete vi aiuteranno a rialzarvi." Amma