Cambodian Dream #006

CAMBODIAN DREAM #006

Il primo step verso il mio viaggio lo avevo fatto: mi ero liberata dalla schiavitù delle otto ore -quando andava bene - quotidiane di scrivania e sedia che non ammazzavano solo la mia anima ma anche la mia schiena!  Mi sembrava un traguardo da LEONESSA, anche se dentro di me sapevo che avevo aperto solo una prima fessura di quella gabbia in cui mi trovavo incastrata da anni, ma aver avuto il coraggio di  fare il "salto nel vuoto" per avventurarmi nella giungla sconosciuta della mia nuova vita, mi faceva sentire molto viva. 

Quel giorno ho letteralmente iniziato a camminare il mio sogno. Quel giorno che con le gambe tremolanti ed il cuore in gola ho deciso di lasciare la "vita sicura" per avventurarmi nel nuovo mondo:  incasinato, rumoroso, anche un po’ puzzolente, ma che aveva un profumo familiare, cosa che per me all'epoca le strade e i salotti milanesi non avevano.

In Cambogia respiravo, a Milano no. 

Ero pronta per il grande viaggio. Pronta a preparare le valigie e a sistemare negli scatoloni le “cose" che non ero ancora in grado di affrontare, ma su cui sarei tornata prima o poi.Avevo imparato la lezione dalle mie due fughe precedenti, non volevo scappare.

Volevo solo imparare a vivere. 

Dopo aver chiamato tutti "i miei supporters" per raccontare della mia impresa da eroina, mi sono fermata un attimo e mi sono chiesta: Chiara cosa vuoi fare in questi mesi prima di partire? Ho fatto un lungo respiro profondo, ho lasciato che il ritmo del respiro entrasse in sintonia con i battiti del cuore ed immediatamente sono apparse queste parole: "Praticare tanto tanto tanto Yoga. Regalare sorrisi a più non posso. Partire leggera."

Gli ultimi sei mesi di vita a Milano sono stati meravigliosi: la città si era trasformata da una gabbia grigia popolata da persone poco cordiali e molto snob ad una città "human friendly" popolata di anime gentili e sorridenti. Non ci potevo credere, tutto era cambiato. Io mi sentivo diversa e Milano mi rispecchiava.

Ho dedicato molte delle mie notti insonni all'analisi di questo cambiamento così drastico di quello che succedeva nel mondo là fuori.  

Cambia i tuoi pensieri e cambierai il tuo mondo: era un concetto che avevo letto e riletto, lo avevo provato ad applicare in tutti i modi logici possibili, ma non mi aveva mai portato a nulla. Una frase che mi rimbombava nella testa giorno e notte, ma che non avevo mai capito come mettere in pratica. Come si faceva a fermare i pensieri? Come si faceva a farli andare dove avrei voluto io e non totalmente wild dove volevano loro? Provavo in tutti i modi a non pensare, a non farmi travolgere dai vortici densi di grigio che mi tormentavano, cercavo di pensare a cose diverse, mi applicavo, ma non bastava mai, i miei sabotatori gridavano così forte che era impossibile non ascoltarli. Fino a quando ho smesso di voler capire, mi sono dimenticata che stavano urlando ed ho spostato l'attenzione sui battiti del mio cuore e le gambe tremanti che si dirigevano da sole verso la porta dell'ufficio del mio capo. È bastato un istante, mi sono arresa alla forza che pulsava dentro di me, in quel momento di distensione "the magic took place" ed improvvisamente la mia vita era diversa, aveva un tocco speciale, era diventata un po' come incantata. 

WOW... I am literally walking my Dream. 

Ogni giorno mi sbalordivo della perfetta sincronicità in cui mi accadevano le cose.

Gli amici mi erano vicini, passavo meravigliose serate spensierate a ridere e costruire insieme a loro i dettagli di quello che mi sarebbe potuto capitare nella nuova casa asiatica.Ricevevo tante telefonate di incoraggiamento anche da persone non così vicine a me, tantissimi complimenti per la mia scelta coraggiosa. Tantissimo affetto. 

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Andavo a praticare yoga da Marco quasi tutti i giorni, la sua pratica e la sua voce mi portavano in un' altra dimensione dove il sentire prendeva il posto del pensare. Ogni shavasana finiva sommersa di lacrime dal sapore agrodolce, accanto al mio mat giaceva una scatola di fazzoletti pronti all'uso.

Devo molto alla sua presenza in quel periodo, è stata una fonte di immensa ispirazione per me, le brevi condivisioni con Marco post pratica erano preziose, poche parole ma piene zeppe di significato, vibrazioni che arrivano dritte al centro del cuore e li avveniva un esplosione cosmica di emozioni. 

Volevo arrivare a muovere il mio corpo con la sua stessa grazia ed abbassare e sintonizzare i decibel della mia voce ad una frequenza simile alla sua, la frequenza del cuore.

Questa era la mia missione. 

Finalmente iniziavo a sentirmi più leggera. Ero vista per quello che ero, non sentivo più il bisogno di identificarmi negli altri, non avevo ancora ben chiaro cosa fossi, ma era sempre più evidente che ero il piccolo tornado SUPER CHIARINA alla ricerca del suo centro. 

Quasi tutte le notti mi addormentavo piangendo, ma le lacrime che scendevano sul mio viso non avevano più quel sapore amaro indigesto, erano più lacrime dolci piene di gratitudine verso la vita.

Avevo capito che io ero il sognatore del mio sogno ed ero a scriverne la trama, sensazione dopo sensazione, pensiero dopo pensiero. Azione dopo azione. 

Da quel giorno mi sono resa conto che la mia esistenza era magica e che era un mio dovere vivere ogni istante nel migliore dei modi possibile.

Volevo trasformarmi in un tornado dorato e luminoso, portatore di gioia. 

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We can take ownership of the dream we’ve been dreaming.

We can take ownership of the world we’ve been perceiving and the co-creation of the life we perceive to be ours.

From a past-experience perspective, we can choose now to dream a different dream.

We can choose a dream that is more loving, more peaceful, more compassionate and more aligned!

You can choose to look at your past and keep the parts of your dream that serve you and the parts you want to change, and you can choose again now.

Our life isn’t what we see, but what we perceive.

Gabby Bernstein

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