Cambodian Dream #007

CAMBODIAN DREAM #007

Non mi ero mai sentita così viva come nel periodo prima della partenza. 

Milano mi voleva bene ed io ero elettrizzata, fiumi di sensazioni di tutti i tipi mi scorrevano dentro. 

Era arrivato il momento di pensare alle valigie e agli scatoloni con le "cose" da portare e le "cose" da lasciare per un po' in standby. Volevo partire leggera, sapevo che avevo fatto solo il primo passo verso la mia lucina dorata che brillava negli abissi tenebrosi del mio malessere, sapevo anche che tutta quell'euforia non era "sana" ed una parte di me conosceva bene il giochino del mio rollercoaster interiore. Su su su e poi giù in picchiata verso il basso nelle tenebre.  

Avevo preso la ferma decisione di iniziare a conoscere SUPER CHIARINA e questo mi faceva sentire incredibilmente ME, provavo un' infinità di emozioni pazzesche, forti, alle volte così forti che non riuscivo a contenerle. Avevo la sensazione che il mio cuore sarebbe potuto esplodere da un momento all'altro e questo mi succedeva sempre, sia che fossero emozioni negative a condurre l'orchestra di quello che mi accendeva dentro, sia che fossero i fiumi della sovreccitazione a dirigere il ritmo del mio cuore. Questo tornado interiore non mi dava mai tregua, ventiquattro ore su ventiquattro, trecento sessantacinque giorni l'anno da dieci anni. 

Non avevo idea di che cosa volesse dire essere equilibrati, tutti gli psicologi che mi avevano "studiata" prima del Dot. Barone,  dicevano che mi mancava il barometro dell'equilibrio e che la causa del mio dolore era dovuta dagli stra-vizzi in cui mi crogiolavo e che se avessi smesso di uscire e fare la balorda tutto sarebbe passato. Appena pronunciavano queste parole mi saltavano i nervi e avrei voluto urlargli dietro qualsiasi cosa e invece sconfitta me ne andavo a perdermi di nuovo nelle nottate senza una fine, con la speranza che attutissero un po' tutto il marasma che mi tormentava e a modo loro lo facevano. 

Un solo dottore di cui non ricordo il nome, in un momento particolarmente delicato della mia tarda adolescenza in cui stavo prendendo davvero una bruttissima strada mi disse: "Chiara tu non hai nulla che non va, non sei matta, non hai bisogno di nessuna cura antidepressiva, hai solo bisogno di trovare la tua identità e per farlo l'unica cosa che credo tu possa fare è allontanarti dai tuoi genitori. Quando sarai riuscita a prendere le dovute distanze dalle loro dinamiche e storie, il muro di cemento armato che hai costruito intorno al tuo cuore per difenderlo, crollerà e da quel momento in poi vedrai come quella luce che ti vedo brillare negli occhi esploderà e tu sboccerai come un fiore e nessuno ti potrà più fermare. " 

WoW.. le sue parole le avevo SENTITE, avevano toccato una corda che aveva prodotto una vibrazione diversa dalle solite, era come se avessi sentito per la prima volta la presenza di quella corazza di amianto e l'avevo percepita muoversi. Non avevo la più pallida idea di che cosa volesse dire esattamente con quelle parole, ma il mio cuore le aveva sentite. 

All'epoca ero la principessa degli estremi, indisciplinata e molto ribelle. Non permettevo a nessuno di interferire con le mie iniziative - questo succede ancora oggi - quando decidevo una cosa era quella e guai a chi si provava a mettere in mezzo tra me e il mio obbiettivo, volevo vedere realizzato tutto quello che mi passava per la testa ancora prima che il pensiero si completasse e mi arrabbiavo tantissimo con me stessa se non lo ottenevo. La testa non si fermava mai ed io non riuscivo mai a stare ferma, ero sempre tesa come una corda di violino, dovevo trovare una soluzione perché così non ce la facevo proprio più. 

269473_10150308905061280_3056134_n.jpg

Ero molto stanca, non dormivo da anni,  e quelle poche notti in cui gli occhi si chiudevano partiva il delirio del subconscio e venivo travolta da incubi da cui mi risvegliavo affranta. Ero stravolta. Mi serviva una pausa da tutto questo, sognavo il silenzio anche se non sapevo che forma avesse, desideravo la solitudine, ma mi tormentavo chiedendomi come si facesse a stare soli senza sentirsi completamente persi? Senza qualcuno accanto a me molto spesso mi chiedevo se fossi reale. Mi guardavo allo specchio e vedevo un corpo in cui non mi riconoscevo, per anni ho odiato ogni parte di me stessa, mi ritrovavo solo nei miei occhi perchè lì vedevo quella lucina dorata, il riflesso opaco della lucina dorata sepolta da molti strati polverosi che dovevo ripulire. 

In Cambogia sentivo che avrei avuto lo spazio ed il tempo necessario che mi serviva per esplorarmi e conoscermi, nessuno mi conosceva, nessuno sapeva nulla di me, nessuno si aspettava che io fossi nient'altro che quello che ero. 

Ho chiuso negli scatoloni la Chiara urbana, promettendole che sarei tornata da lei, non sapevo come e quando ma sapevo che non stavo scappando, volevo provare a stare da sola con SUPER CHIARINA per conoscerla ed imparare ad amarla per quello che era. 

Dieci anni di vita milanese chiusi in dieci scatoloni. Ero pronta a partire con un senso di immensa gratitudine nei confronti di Milano e di amore profondo verso le tantissime anime che erano apparse come angeli  supportandomi con il loro affetto nei sei mesi prima della partenza. 

Il fatto che Milano aveva approvato la mia partenza, lo avevo preso come un altro chiaro segnale dall'Universo: e ero sulla strada giusta. 

Si parte, le gambe mi tremavano il cuore mi fremeva, avevo comprato un biglietto di sola andata verso la terra in cui mi ero per la prima volta sentita a "casa" e in cui mi ero riconosciuta, ero pronta a tornare nella "terra della mia anima". 

Cambodia volo da te, grazie per avermi chiamata. 

 

instagram-02.png

I'm broke but I'm happy, I'm poor but I'm kind
I'm short but I'm healthy, yeah
I'm high but I'm grounded, I'm sane but I'm overwhelmed
I'm lost but I'm hopeful, baby
What it all comes down to
Is that everything's gonna be fine, fine, fine
'Cause I've got one hand in my pocket
And the other one is giving a high five

I feel drunk but I'm sober, I'm young and I'm underpaid
I'm tired but I'm working, yeah
I care but I'm restless, I'm here but I'm really gone
I'm wrong and I'm sorry baby

What it all comes down to
Is that everything is going to be quite alright
'Cause I've got one hand in my pocket
And the other one is flicking a cigarette

What it all comes down to
Is that I haven't got it all figured out just yet
'Cause I've got one hand in my pocket
And the other one is giving a peace sign

I'm free but I'm focused, I'm green but I'm wise
I'm hard but I'm friendly, baby
I'm sad but I'm laughing, I'm brave but I'm chicken shit
I'm sick but I'm pretty baby

And what it all boils down to
Is that no one's really got it figured out just yet
I've got one hand in my pocket
And the other one is playing the piano

And what it all comes down to, my friends, yeah
Is that everything is just fine fine fine
I've got one hand in my pocket
And the other one is hailing a taxi cab