HUMANS#012
HUMANS è uno spazio dedicato all'arte di essere umani.
Ogni settimana esploriamo insieme una domanda semplice:
Come posso vivere una vita più consapevole, gioiosa e libera?
Attraverso storie, scienza, spiritualità e piccole pratiche quotidiane, questa lettera è un invito a rallentare, osservare e riscoprire la meraviglia di essere umani.
LEADERSHIP
Il coraggio di seguirti.
Nelle ultime settimane abbiamo imparato a creare silenzio, a riconoscere le tante voci che ci abitano e a iniziare a distinguere, in mezzo a tutto quel rumore, LA VOCE.
Ma esiste un passaggio ancora più intimo e vulnerabile: sentire la verità non significa necessariamente avere il coraggio di seguirla.
Era l'inizio di maggio di cinque anni fa. Ero a Bali e, pochi giorni prima di iniziare il mio primo Teacher Training, avevo deciso di ritirarmi da sola nella giungla per riposare e prepararmi ai dieci giorni intensissimi di insegnamenti che mi aspettavano insieme alle sei ragazze che avevano scelto di formarsi con me. Era la prima formazione della mia vita ed ero molto agitata.
La sera andai a letto presto e, nel cuore della notte, mi svegliai di soprassalto sentendo LA VOCE fortissima e chiarissima dentro di me:
“A novembre torni in Europa. Il tuo tempo qui è finito. Sei pronta per tornare a casa e condividere lì quello che sei.”
Mi misi a piangere.
Non potevo crederci. Mi sembrava una follia. Stavo appena iniziando una formazione, avevo una vita bellissima, una casa stupenda, due cani, una community che veniva regolarmente da me per praticare e ricevere ciò che condividevo. Avevo costruito esattamente la vita che per anni avevo desiderato.
E adesso avrei dovuto smantellare tutto e andarmene?
Perché?
La cosa più difficile era che, sotto tutte quelle domande, io sapevo. Sapevo che quella indicazione era vera e che quel passaggio, per quanto non lo desiderassi affatto, apparteneva al mio cammino.
Nei mesi successivi feci praticamente di tutto per cercare una via di fuga. Mentre lasciavo andare la casa, affidavo i cani e salutavo la mia community, continuavo a cercare una possibilità che mi permettesse di non tornare in Europa.
Mi terrorizzava.
Erano dodici anni che vivevo wild, come piace a me: spesso scalza, immersa nella natura, fuori dai sistemi, concentrata sulle mie pratiche, sulla mia evoluzione e sulla condivisione di ciò che imparavo con chi veniva a cercarmi. Tornare in Europa significava rientrare proprio in quel mondo dal quale tanti anni prima avevo sentito il bisogno di allontanarmi.
Eppure sapevo che dovevo farlo.
Dopo anni di pratica quotidiana — ormai sono quasi dodici anni che pratico ogni giorno — stava arrivando per me un passaggio fondamentale: smettere di praticare soltanto sul tappetino e iniziare a incarnare nella vita ciò che lo Yoga mi aveva insegnato.
Radicamento. Presenza. Disciplina. Fiducia. Non attaccamento. Capacità di rimanere.
Era relativamente facile sentirli nella sicurezza della mia pratica. Molto più difficile era viverli mentre lasciavo andare tutto ciò che conoscevo e tornavo esattamente nel luogo che mi faceva più paura.
Dovevo tornare a casa. Dovevo incontrare nuovamente le mie radici, finire di sanare ciò che era ancora aperto nella relazione con la mia famiglia d'origine e diventare ancora più solida e radicata prima di poter continuare a condividere con gli altri ciò che avevo imparato.
Il primo dicembre sono atterrata a Milano.
E da lì è iniziato un altro viaggio incredibile. La vita mi ha messo davanti, uno dopo l'altro, molti dei pezzi che avevo ancora bisogno di vedere e questa volta non potevo scappare dall'altra parte del mondo. Passetto dopo passetto, me li sono smazzati tutti.
Ed è stata forse una delle più grandi pratiche di Self-Leadership della mia vita.
Perché una delle cose più difficili che ho imparato sulla Self-Leadership è che, quando finalmente riconosci LA VOCE, arriva un momento in cui devi decidere se fidarti di lei oppure continuare a tradirti per rimanere al sicuro dentro ciò che conosci.
E attenzione: seguire LA VOCE non significa essere impulsivi. Io sono stata la regina dell'impulsività e ho dovuto imparare duramente la differenza.
L'impulso vuole una risposta immediata, vuole scaricare una tensione, vuole fare qualcosa adesso. LA VOCE può chiederti di agire, ma può anche chiederti di aspettare, osservare, rimanere, prepararti. Per riconoscere la differenza dobbiamo essere abbastanza centrati da non confondere l'urgenza con la verità.
Ho imparato così che il coraggio non è assenza di paura. È la capacità di muoversi insieme alla paura senza permetterle di scegliere la direzione.
Ripensando alle grandi scelte che hanno trasformato la mia vita, mi accorgo che hanno quasi tutte una cosa in comune: non mi sentivo pronta. Avevo paura, a volte moltissima, ma sotto quella paura esisteva un sapere più fermo che continuava a indicarmi la stessa direzione.
E ogni volta che ho scelto di seguirlo, tremando come una foglia, ho costruito un pezzo in più della fiducia che oggi ho in me stessa.
Perché funziona proprio così: la fiducia in noi stessi non arriva sempre prima della scelta, si costruisce dopo, ogni volta che dimostriamo a noi stessi che siamo disposti ad ascoltarci.
HUMAN FACT
LA FIDUCIA SI COSTRUISCE ATTRAVERSO L'ESPERIENZA
Lo psicologo Albert Bandura ha chiamato self-efficacy la fiducia che sviluppiamo nella nostra capacità di affrontare situazioni, compiere azioni e influenzare ciò che accade attraverso il nostro comportamento.
Una delle fonti più importanti attraverso cui questa fiducia si costruisce sono proprio le esperienze vissute: affrontiamo qualcosa, agiamo, attraversiamo una difficoltà e scopriamo di possedere risorse che forse, prima di metterci alla prova, non sapevamo nemmeno di avere.
Per questo aspettare di sentirci completamente sicuri prima di agire può diventare una trappola. A volte la sicurezza che stiamo aspettando non può arrivare prima, perché nasce proprio dall'esperienza di aver fatto quel primo passo e aver scoperto di essere capaci di sostenere ciò che viene dopo.
Non sempre agiamo perché ci fidiamo di noi. A volte iniziamo a fidarci di noi perché abbiamo avuto il coraggio di agire.
HUMAN TOOL
UNA PROMESSA A TE STESSA
Questa settimana voglio lasciarti un esercizio molto semplice.
Prendi un foglio, fai qualche respiro e, senza pensarci troppo, rispondi a questa domanda:
C'è qualcosa che so da tempo, ma che continuo a non voler ascoltare?
Non cercare immediatamente di capire cosa devi fare. Rimani qualche istante con quello che emerge.
Poi chiediti:
Qual è il più piccolo gesto che posso fare questa settimana per smettere di tradire ciò che sento vero?
Non deve essere una rivoluzione.
Potrebbe essere mandare un messaggio, iniziare una conversazione che continui a rimandare, mettere un confine, chiedere aiuto, dire un no, dire finalmente un sì. Oppure potrebbe essere scegliere consapevolmente di aspettare perché senti che non è ancora il momento.
Ora scrivi una piccola promessa a te stessa.
Una sola.
E mantienila.
Ogni volta che ascolti ciò che senti e poi onori quella verità attraverso un'azione, stai costruendo qualcosa di molto più importante: la fiducia nella relazione con te stessa.
HUMAN AFFIRMATION
Ho il coraggio di fidarmi di ciò che sento vero e di agire in coerenza con me stessa.
Siamo partiti chiedendoci chi fosse davvero alla guida della nostra vita. Poi abbiamo imparato a riconoscere LA VOCE tra tutte quelle che ci abitano. Ora arriva forse la parte più importante: decidere se siamo disposti a fidarci abbastanza di noi stessi da seguirla.
Non ti sto invitando a prendere decisioni folli, lasciare il lavoro, cambiare relazione o partire dall'altra parte del mondo.
Ti sto invitando a qualcosa di molto più intimo:
smettere, poco alla volta, di abbandonarti ogni volta che ciò che senti vero diventa scomodo.
Perché forse la Self-Leadership comincia proprio qui, ogni volta che scegli di rimanere dalla tua parte.