HUMANS#014
HUMANS è uno spazio dedicato all'arte di essere umani.
Ogni settimana esploriamo insieme una domanda semplice:
Come posso vivere una vita più consapevole, gioiosa e libera?
Attraverso storie, scienza, spiritualità e piccole pratiche quotidiane, questa lettera è un invito a rallentare, osservare e riscoprire la meraviglia di essere umani.
SERVIZIO
A servizio di cosa?
Si apre un nuovo spazio di esplorazione e voglio partire da una domanda riflessiva che, almeno per me, ha cambiato profondamente il modo in cui interagisco e mi pongo verso il mondo: Come posso mettere ciò che sono, ciò che so e ciò che ho attraversato nella mia vita al servizio di qualcosa che vada oltre me?
Ed è proprio da qui che voglio partire.
Per molti anni la parola servizio mi ha fatto pensare immediatamente al fare qualcosa per gli altri: aiutare, sostenere, dare, esserci, mettersi a disposizione, a volte persino dimenticandoci di chi siamo e delle nostre necessità per accontentare gli altri. Pensavo al volontariato, al lavorare per una no profit o a tutte quelle forme di servizio che associamo naturalmente al fare del bene, prima di rendermi conto che il servizio può certamente essere tutto questo, ma che più avanzo nel mio cammino più sento che il suo significato è molto più profondo e immenso.
Per me essere al servizio significa sì sacrificio, significa sì annullamento e significa sì essere presenti per supportare gli altri, ma ciò che sacrifico non è la mia essenza, ciò che annullo non è la mia connessione con il Divino, i miei valori o i miei bisogni fondamentali.
Sacrifico i capricci dell'ego. Annullo, per quanto riesco, quegli atteggiamenti che nutrono soltanto la persona e non l'Essere.
E soprattutto imparo a essere disponibile per gli altri partendo da un luogo di pienezza interiore, dal quale posso servire senza essere continuamente attaccata a ciò che riceverò in cambio, al riconoscimento, al risultato o alla gratificazione che quello che sto facendo potrà portarmi.
Non significa nemmeno diventare salvatori di qualcuno, perché credo profondamente che nessuno di noi sia qui per salvare nessuno.
Essere al servizio significa mettere ciò che siamo a disposizione della Vita.
Questa è una comprensione che per me ha cambiato moltissime cose, perché quando smetto di chiedermi soltanto “cosa voglio ottenere?”, “dove voglio arrivare?”, “cosa voglio costruire?” e inizio invece a chiedermi “a cosa può servire ciò che sono?”, improvvisamente cambia il luogo dal quale vivo, lavoro, creo e incontro gli altri.
Negli ultimi anni mi sono fatta questa domanda moltissime volte, soprattutto nei momenti in cui mi sono sentita confusa sulla direzione da prendere e, credetemi, di quei momenti ne ho vissuti a bizzeffe. Quasi sempre mi sono accorta che la confusione aumentava quando cercavo di capire tutto soltanto dalla prospettiva del mio piccolo io: cosa fosse meglio per me, cosa mi avrebbe dato più sicurezza, più riconoscimento, più successo, più conferme.
Quando invece riesco ad allargare lo sguardo e a chiedermi “come posso essere utile qui?”, oppure “come può la mia luce servire questa situazione?”, qualcosa dentro di me si rilassa e si ammorbidisce, perché per qualche istante smetto di essere IO il centro di tutto e mi ricordo di appartenere a qualcosa di molto più grande.
I nostri doni, le nostre esperienze, le nostre ferite trasformate, le nostre capacità e persino alcune delle cose più difficili che abbiamo attraversato possono diventare materia viva da mettere al servizio di qualcosa di bello, e non deve necessariamente trattarsi di una grande missione o di qualcosa che cambierà il mondo.
Può essere il modo in cui cresci un figlio, il modo in cui conduci un team, il modo in cui ascolti un'amica, il modo in cui crei bellezza, insegni, cucini, curi, costruisci, scrivi o ami. È l'intenzione che metti dietro ciò che fai e dietro ciò che sei.
Il servizio è il luogo da cui facciamo ciò che facciamo e ciò a cui scegliamo di offrirlo.
Nelle ultime settimane abbiamo esplorato come riprenderci il nostro potere, riconoscere LA VOCE, avere il coraggio di seguirla e diventare sempre più capaci di incarnare ciò in cui crediamo, ma una volta che iniziamo a riconoscere il nostro potere arriva inevitabilmente una nuova domanda:
Cosa ne faccio?
Posso certamente usarlo per costruire la vita che desidero, ed è assolutamente lecito, ma quando ciò che creo non serve più soltanto me e inizio a mettere ciò che sono anche al servizio della Vita, tutto acquista un significato diverso.
E, almeno nella mia esperienza, diventa anche molto più magico.
HUMAN FACT
SIAMO FATTI PER CONTRIBUIRE
Esiste un termine utilizzato in psicologia, prosocial behavior, che descrive quei comportamenti attraverso i quali contribuiamo volontariamente al benessere di qualcun altro, come aiutare, condividere, cooperare, sostenere o prenderci cura.
La ricerca sul benessere distingue inoltre la felicità legata prevalentemente al piacere e alla gratificazione da una dimensione definita eudaimonica, più connessa al significato, alla crescita personale, allo scopo e alla sensazione che la propria vita abbia valore e direzione.
Questo non significa che dobbiamo vivere per gli altri, né che dobbiamo sacrificare il nostro benessere per sentirci persone migliori. Ci suggerisce però qualcosa che trovo molto interessante: il nostro benessere non dipende soltanto da ciò che riceviamo dalla vita, ma è nutrito anche dalla sensazione che la nostra esistenza contribuisca a qualcosa che va oltre noi stessi.
Forse è anche per questo che raggiungere un obiettivo può darci una grande soddisfazione, mentre sentire che ciò che siamo e ciò che facciamo ha un significato può nutrirci in un luogo ancora più profondo.
HUMAN TOOL
A SERVIZIO DI COSA?
Questa settimana non voglio invitarti necessariamente a fare qualcosa in più, ma semplicemente a osservare con occhi diversi quello che stai già facendo.
Prendi un foglio e scrivi al centro:
I miei doni.
E poi, senza falsa modestia, scrivi tutto ciò che sai di portare naturalmente nel mondo: la tua capacità di ascoltare, la creatività, la sensibilità, la visione, la presenza, l'intelligenza, la capacità di prenderti cura degli altri, il coraggio, la capacità di creare, organizzare, comunicare o qualunque altra qualità riconosci come profondamente tua.
Quando hai finito, guarda ciò che hai scritto e chiediti:
A servizio di cosa sto mettendo questi doni oggi?
E poi fai un passo ancora più in profondità:
A servizio di cosa vorrei metterli?
Non cercare una grande missione, una risposta perfetta o qualcosa che debba cambiare il mondo. Ascolta quello che emerge.
Il Servizio inizia quando scegliamo consapevolmente cosa fare di ciò che siamo.
HUMAN AFFIRMATION
Metto ciò che sono al servizio di qualcosa che va oltre me.
Abbiamo trascorso settembre esplorando la Leadership e imparando, poco alla volta, a riprenderci il volante della nostra vita. Adesso voglio portarci dentro una domanda diversa, che sento essere la naturale evoluzione di tutto quello che abbiamo attraversato insieme.
Non più soltanto: Chi voglio essere?
Ma: A cosa voglio offrire ciò che sono?
Perché la nostra evoluzione non termina quando diventiamo pienamente noi stessi. È proprio qui che comincia una parte ancora più interessante del viaggio, quando ciò che abbiamo imparato, guarito, costruito e ricordato smette di appartenere soltanto a noi e diventa qualcosa che possiamo offrire alla Vita.
Nelle prossime lettere esploreremo insieme cosa significa essere al servizio senza perdere noi stessi, la differenza tra servire e salvare, il rapporto tra dono, sacrificio e responsabilità e, soprattutto, continueremo a portarci dietro una domanda che sento potrebbe accompagnarci molto più a lungo di questo mese: Come può la mia vita essere utile alla Vita?