HUMANS#013
HUMANS è uno spazio dedicato all'arte di essere umani.
Ogni settimana esploriamo insieme una domanda semplice:
Come posso vivere una vita più consapevole, gioiosa e libera?
Attraverso storie, scienza, spiritualità e piccole pratiche quotidiane, questa lettera è un invito a rallentare, osservare e riscoprire la meraviglia di essere umani.
LEADERSHIP
La Leadership è ciò che incarni. Non devi guidare nessuno.
Esplorando insieme il concetto di Self-Leadership e Leadership consapevole, siamo partiti da una domanda: chi sta guidando davvero la mia vita? Abbiamo esplorato come riconoscere LA VOCE, a distinguerla dalle tante altre voci che ci abitano e poi ci siamo chiesti se abbiamo abbastanza coraggio per seguirla.
C'è però un altro passaggio che, per me, completa un pò il significato della Leadership consapevole: cosa succede quando smettiamo di essere così occupati a guidare gli altri e ci premuriamo prima di incarnare ciò in cui crediamo?
Ho dedicato gli ultimi dodici anni a insegnare, guidare, motivare e indicare la strada verso se stesse alle persone che, in un modo o nell'altro, hanno attraversato la mia strada. Ho esplorato prima sulla mia pelle e poi accompagnato centinaia di spazi trasformativi, dalle classi di yoga alle cerimonie di medicina, dai percorsi di mentorship individuali alle formazioni insegnati. Ho fatto tanto, veramente tanto, e per molto tempo ho sentito profondamente che il mio compito fosse proprio quello: essere in prima linea, indicare una possibilità, condividere ciò che avevo imparato, motivare le persone a vedere qualcosa che magari ancora non riuscivano a vedere da sole.
Dal momento in cui il mio Creatore mi ha chiesto di condividere ciò che avevo ricevuto, ho preso quel compito molto seriamente e mi sono identificata con il ruolo di quella che doveva fare per adempiere al mio dovere di paladina della Luce: fare di più, dire di più, dare di più, motivare di più.
Fino a quando, durante il Golden Teacher Training a Milano, mi sono ritrovata davanti a diciotto donne che ho viste espandersi, trasformarsi e diventare sempre più profondamente loro stesse.
E proprio mentre le osservavo sbocciare, LA VOCE mi ha detto qualcosa che si è profondamente radicato in me:
“Hai fatto. Ora basta fare. È arrivato il momento di essere.”
Quella frase è arrivata come un fulmine a ciel sereno ed è rimasta dentro.
Mi sono sempre inspirata alle grandi figure che hanno attraversato la storia spirituale dell'umanità, da Gesù al Buddha, a Gandhi, a Madre Teresa, ad Amma, a Ram Das e da tutte quelle persone la cui presenza ha lasciato una traccia molto più grande delle loro parole.
Anni fa, leggendo gli insegnamenti di Paramahansa Yogananda su Gesù, incontrai un concetto che mi rimase nel cuore e che da allora è diventato una delle mie stelle guida: l'idea che la sua capacità di guarire non derivasse soltanto da ciò che faceva, ma soprattutto da ciò che era.
Ed è qualcosa che negli anni ho iniziato a comprendere sempre più profondamente.
Ciò che portiamo quando incontriamo passa principalmente dalla nostra presenza, dal nostro corpo, dal nostro stato interiore, dalla coerenza — o incoerenza — tra quello che mostriamo e quello che siamo.
Più sei radicato in ciò che sei, meno hai bisogno di fare e di convincere qualcuno a seguirti.
Ed è proprio qui che, per me, la Leadership cambia completamente significato. Un vero leader non ti chiede di seguire i suoi ideali o di diventare una sua copia. Crea in te lo spazio nel quale tu l'opportunità di diventare ed esprimere pienamente te stesso.
Quando non siamo solidi nella nostra Self-Leadership, possiamo cercare consciamente o inconsciamente negli altri la conferma del nostro valore. Abbiamo bisogno che ci seguano, ci approvino, ci ascoltino, riconoscano la nostra autorità o continuino ad avere bisogno di noi.
La storia della leadership, anche spirituale, ci offre molti esempi di quanto facilmente il rapporto tra guida e seguace possa trasformarsi in co-dipendenza quando il potere non è accompagnato da consapevolezza, responsabilità e libertà.
Quando invece siamo profondamente radicati dentro di noi, non abbiamo bisogno di trattenere, convincere o controllare nessuno.
Ed è anche una delle ragioni per cui continuo ad amare profondamente la tecnologia del Kundalini Yoga come pratica per il potenziamento dell'essere umano: al di là delle figure, delle ideologie e delle controversie legate alla sua storia, ciò che continuo a trovare prezioso nei suoi insegnamenti è la possibilità di utilizzare uno strumento concreto, efficiente ed efficace per fortificarci dall'interno, conoscerci più profondamente e sviluppare una relazione sempre più solida con la nostra autorità interiore.
E quando quella relazione diventa unshakable, possiamo guidare e contemporaneamente lasciare libero l'altro, senza avere bisogno della sua presenza, approvazione o reverenza per sentirci validi.
Più lavoro su di me, più mi accorgo che il mio compito non è dire alle persone chi devono diventare. È diventare abbastanza presente, abbastanza pulita e cristallina nelle mie intenzioni e abbastanza radicata nella mia verità da poter creare uno spazio sicuro nel quale anche loro possano ascoltare la propria VOCE e e forse ricordarsi di chi sono veramente.
Ed è questa la mia preghiera ogni mattina, quando mi siedo all'altare del mio cuore: “May I be a pure vessel for your light to shine through.”
Arrivati a questo punto del nostro viaggio insieme, sorge spontaneamente una nuova domanda, che in qualche modo apre già la porta alla nostra prossima esplorazione:
Come posso mettere ciò che sono, ciò che so e ciò che ho attraversato al servizio di qualcosa che vada oltre me?
La Self-Leadership ci insegna a non consegnare il nostro potere agli altri. La Leadership del cuore ci insegna cosa farne una volta che ce lo siamo ripresi.
HUMAN FACT
LE EMOZIONI SONO CONTAGIOSE
Quando entriamo in relazione con un'altra persona non comunichiamo soltanto attraverso le parole. Il tono della voce, le espressioni del volto, la postura, i movimenti e il nostro stato emotivo partecipano continuamente alla comunicazione, spesso senza che ce ne rendiamo conto.
La ricerca parla di emotional contagion, o contagio emotivo: nelle interazioni sociali possiamo spontaneamente rispecchiare alcuni comportamenti ed espressioni degli altri e, in determinate circostanze, essere influenzati dal loro stato emotivo.
Questo non significa che assorbiamo automaticamente qualsiasi emozione di chi abbiamo davanti, ma ci ricorda qualcosa di importante: la nostra presenza fa parte della comunicazione.
Ed è per questo che Leadership non è soltanto ciò che dici quando entri in una stanza.
È soprattutto ciò che porti nella stanza.
Puoi pronunciare le parole più belle del mondo, ma è il modo in cui sei presente mentre le pronunci a dare loro profondità, credibilità e forza.
Prima ancora di chiederci “cosa devo dire?”, quindi, potremmo iniziare a chiederci:
“Da quale stato sto parlando?”
HUMAN TOOL
COSA PORTI NELLA STANZA?
Questa settimana voglio invitarti a fare un piccolo atto consapevole.
Prima di entrare in una riunione, iniziare una conversazione importante, incontrare qualcuno, entrare in una classe o semplicemente sederti a cena con la tua famiglia, fermati per trenta secondi.
Fai tre respiri.
E chiediti:
Che cosa sto portando in questo spazio?
Fretta? Paura? Bisogno di essere riconosciuta? Controllo? Presenza? Curiosità? Amore?
Non giudicare quello che trovi. Riconoscilo.
Poi chiediti:
Come desidero che le persone si sentano dopo essere state in mia presenza?
E invece di pensare immediatamente a cosa devi fare per ottenere quel risultato, scegli una qualità che vuoi incarnare tu.
Presenza.
Ascolto.
Calma.
Verità.
Amore.
Non devi fare altro.
Entra nella stanza e prova semplicemente a essere quella qualità.
La Leadership del cuore comincia così. Il Golden Leader incarna.
HUMAN AFFIRMATION
La mia presenza parla prima delle mie parole.
Ho amato parlare di Leadership ed esplorarla insieme a voi attraverso queste quattro lettere.
Ci siamo chiesti chi fosse alla guida della nostra vita, abbiamo imparato a riconoscere LA VOCE, abbiamo esplorato il coraggio necessario per seguirla e siamo arrivati al punto in cui, per me, Self-Leadership e Leadership si incontrano.
Quando impariamo a guidare noi stessi, abbiamo sempre meno bisogno di controllare gli altri.
Possiamo essere presenti, indicare una possibilità, condividere ciò che abbiamo imparato, tendere una mano. Ma poi dobbiamo lasciare all'altro la libertà e la responsabilità di ascoltare la propria VOCE.
Per me questa è una delle forme più alte di Leadership e, forse, anche una delle più difficili da incarnare.
Non creare persone che abbiano bisogno di noi.
Creare spazi nei quali le persone possano ricordarsi di non aver bisogno di consegnare a nessuno il proprio potere.
E allora la domanda con cui voglio lasciarti alla fine di questo capitolo insieme non è più soltanto “sono io alla guida della mia vita?”, ma: Chi possono diventare gli altri quando sono liberi di essere pienamente se stessi in mia presenza?