HUMANS#015
HUMANS è uno spazio dedicato all'arte di essere umani.
Ogni settimana esploriamo insieme una domanda semplice:
Come posso vivere una vita più consapevole, gioiosa e libera?
Attraverso storie, scienza, spiritualità e piccole pratiche quotidiane, questa lettera è un invito a rallentare, osservare e riscoprire la meraviglia di essere umani.
SERVIZIO
Servire senza perdersi
La settimana scorsa abbiamo aperto la nostra esplorazione sul Servizio con una domanda: Come posso mettere ciò che sono, ciò che so e ciò che ho attraversato nella mia vita al servizio di qualcosa che vada oltre me?
E le mie riflessioni continuano a esplorare il sottile confine tra essere al servizio e perdersi nel servire. Perché dare, molto spesso, non significa necessariamente servire.
Possiamo dare per amore, ma possiamo anche dare perché abbiamo paura di deludere o perché, più o meno consapevolmente, abbiamo bisogno di ricevere qualcosa in cambio, anche semplicemente un briciolo di attenzione.
In fondo, dentro molti di noi vivono ancora parti bambine che cercano di essere viste e amate, soprattutto quando nella nostra storia non abbiamo ricevuto tutta la cura, la presenza o la sicurezza di cui avevamo bisogno per sentirci liberi di essere pienamente noi stessi.
E allora impariamo a renderci utili.
A essere brave.
A esserci sempre.
A prenderci cura degli altri.
A diventare indispensabili.
E a volte continuiamo a chiamare tutto questo amore, quando in realtà una parte di noi sta ancora cercando di ricevere qualcosa che le manca immensamente.
Possiamo esserci perché sentiamo profondamente di voler esserci, ma possiamo anche esserci perché abbiamo bisogno di sentirci necessari.
Possiamo aiutare perché qualcosa dentro di noi sente naturalmente di farlo, ma possiamo anche aiutare perché essere quelli che salvano, risolvono, sostengono e tengono tutto insieme ci fa sentire importanti, riconosciuti, amati.
Per me il vero Servizio comincia quando impariamo, poco alla volta, a dare senza aspettarci continuamente qualcosa in cambio. Quando dare attenzione, amore, silenzio, presenza o uno dei nostri doni diventa un movimento naturale dell'Essere.
Un albero offre i suoi frutti perché è nella sua natura farlo. Non ci chiede di riconoscerlo, ringraziarlo o amarlo per ciò che ci ha dato.
Forse anche noi possiamo imparare a fare lo stesso: offrire i nostri frutti senza perdere le nostre radici e senza attaccarci a ciò che tornerà indietro.
Se vogliamo parlare di Servizio con la S maiuscola, dobbiamo avere il coraggio di guardare da dove viene davvero il nostro desiderio di dare.
Io per prima ho passato moltissimi anni a dare tantissimo.
Alla mia famiglia di origine, ai miei capi, ai miei collaboratori, agli uomini con cui mi sono relazionata intimamente, agli amici, nei miei spazi sacri, nelle mie classi e nelle mie formazioni.
Dare mi viene naturale e credo profondamente che sia una delle qualità più belle che porto nel mondo, ma per riuscire a dare rimanendo integra ho dovuto riconoscere che, soprattutto all'inizio del mio cammino, non tutto il mio dare nasceva dallo stesso luogo.
A volte nasceva dalla pienezza.
Ma molto spesso nasceva da una parte di me che aveva imparato che rendermi utile era uno dei modi che conoscevo per essere amata.
Da fuori le due cose possono sembrare identiche, ma dentro cambia tutto.
Quando servo dalla pienezza, posso dare e rimanere intera. Posso esserci per te senza abbandonare me. Posso ascoltarti senza assumermi la responsabilità della tua vita. Posso amarti senza doverti salvare — e questa, per me, è ancora una delle lezioni più difficili da imparare.
Posso offrirti ciò che sono senza aver bisogno che tu lo accolga, lo riconosca o mi restituisca qualcosa in cambio.
Quando invece il mio dare nasce dal bisogno, lentamente inizio a svuotarmi, perché da qualche parte sto aspettando che l'altro riempia, attraverso il suo amore, la sua gratitudine, il suo riconoscimento o la sua presenza, quello spazio che io non sto nutrendo dentro di me.
Ed è qui che torna qualcosa che abbiamo esplorato a lungo durante il mese della Leadership:
Il Servizio ha bisogno di Self-Leadership.
Ha bisogno che io sappia dove finisco io e dove inizi tu.
Ha bisogno che io sappia riconoscere i miei bisogni, i miei limiti e le mie intenzioni.
Ha bisogno che io sappia dire sì con tutto il cuore, ma anche no quando quel sì significherebbe tradire me stessa.
Perché essere al servizio non significa essere sempre disponibili, anzi.
Non significa dare tutto a tutti, anzi.
E soprattutto non significa diventare indispensabili.
E credo che una delle forme più alte di servizio è proprio aiutare qualcuno a ricordarsi che non ha bisogno di noi per essere intero.
HUMAN FACT
IL SURICATO: PRIMA NUTRIRSI, POI PROTEGGERE IL BRANCO
In natura esistono moltissimi esempi di cooperazione, ma quello dei suricati mi ha colpita particolarmente.
Vivono in gruppi sociali nei quali i singoli individui contribuiscono alla vita collettiva in modi diversi: alcuni rimangono con i piccoli, altri li nutrono e, mentre il gruppo cerca cibo, un individuo può assumere il ruolo di sentinella, salendo in una posizione elevata per controllare l'ambiente e avvertire gli altri dell'arrivo di un possibile predatore.
Ma c'è un dettaglio ancora più interessante: le osservazioni sul comportamento delle sentinelle hanno trovato una relazione tra la disponibilità di risorse dell'individuo e la sua partecipazione alla vigilanza; in alcuni studi gli individui più pesanti o che avevano avuto maggiore successo nel procurarsi cibo tendevano a svolgere più spesso questo ruolo.
Non voglio trasformare il comportamento animale in una regola per gli esseri umani, ma trovo bellissima l'immagine che ci offre:
contribuire al collettivo non richiede necessariamente di dimenticare se stessi.
Possiamo nutrirci, preservare le nostre risorse e, proprio da quella condizione, avere qualcosa da mettere a disposizione degli altri.
Se questo mondo ti incuriosisce, un libro bellissimo da cui partire è Beyond Words: What Animals Think and Feel di Carl Safina, che esplora la vita sociale ed emotiva di elefanti, lupi e orche e ci invita a guardare con occhi diversi il confine che abbiamo costruito tra il nostro mondo e quello degli altri animali.
HUMAN TOOL
DA DOVE STO DANDO?
Questa settimana il nostro HUMAN TOOL è una pratica guidata.
Voglio accompagnarti attraverso il corpo a rallentare, tornare dentro di te e osservare senza giudizio il luogo dal quale stai dando in questo momento della tua vita.
Prenditi quindici minuti.
Non devi trovare nessuna risposta perfetta.
Devi soltanto ascoltare.
HUMAN AFFIRMATION
Servo dalla mia pienezza senza abbandonare me stessa.
COCCOLA ENERGETICA
C'è un altro piccolo seme che voglio condividere con voi.
Durante il Festival delle Piante Maestre ho offerto delle sessioni individuali che avevo chiamato inizialmente Mini Alchemy Session ma che ho poi trasformato in una Coccola Energetica & Oracoli di Luce: incontri intimi, uno a uno, nei quali Reiki, Pranic Energy Healing e Oracoli si incontrano creando uno spazio dedicato a ricevere una vera coccola per l'anima e ad ascoltare i messaggi che emergono.
È un tipo di lavoro intorno al quale giro da anni.
L'ho studiato, esplorato e integrato in modi diversi nei miei percorsi, ma non gli avevo mai dato uno spazio tutto suo.
Durante il Festival mi sono ritrovata a farlo naturalmente.
Ho sentito quanto fosse naturale per me stare lì, in quella dimensione intima, una persona alla volta, senza dover necessariamente insegnare o guidare, ma semplicemente diventando un veicolo e mettendo ciò che ho imparato e ciò che sento a disposizione dell'incontro.
Tornando a casa ho capito: questo è uno spazio che voglio aprire.
A casa mia, aprendo le porte della casa magica.
Una persona alla volta.
Uno spazio di ascolto, lavoro energetico, intuizione e Oracoli di Luce nel quale puoi arrivare con una domanda, un momento di passaggio o semplicemente con il desiderio di ricevere una coccola e ritrovare il tuo centro.
Dopo anni che ci giro intorno, sento che è arrivato il momento di lasciarlo esistere.
Se senti che questo spazio ti chiama, puoi rispondimi a questa email.
La settimana scorsa ci siamo chiesti:
Come può la mia vita essere utile alla Vita?
Questa settimana voglio aggiungere soltanto una cosa:
la risposta non ci chiede di perderci.