HUMANS#09

HUMANS è uno spazio dedicato all'arte di essere umani.

Ogni settimana esploriamo insieme una domanda semplice:

Come posso vivere una vita più consapevole, gioiosa e libera?

Attraverso storie, scienza, spiritualità e piccole pratiche quotidiane, questa lettera è un invito a rallentare, osservare e riscoprire la meraviglia di essere umani.


 

SILENZIO

Il silenzio che cercavo era dentro di me.

Se dovessi chiederti quando è stata l'ultima volta che hai fatto davvero esperienza del silenzio, probabilmente penseresti a una gita in montagna, a una spiaggia deserta, a una meditazione davanti al mare o semplicemente a un momento in cui finalmente non c'era nessun rumore intorno a te.

Anch'io per molti anni ho cercato il silenzio là fuori. Pensavo che l'avrei trovato allontanandomi dalla confusione, dalle persone, dai suoni della città, dal lavoro e da tutto ciò che riempiva continuamente le mie giornate.

A ventisette anni ho lasciato Milano e mi sono trasferita in Cambogia anche con questa speranza: trovare finalmente quel silenzio che dentro di me non riuscivo a sentire. Ero abitata da voci che mi giudicavano, mi umiliavano e mi sminuivano, e per molto tempo il rumore esteriore era stato quasi un modo per non ascoltare quello interiore.

Ho trascorso sette anni in Cambogia vivendo per lunghi periodi quasi come un'eremita, imparando con grande fatica a stare da sola con me stessa. All'inizio fu durissimo. L'astinenza dalla cocaina e dall'alcol si faceva sentire fortissima e, invece di diminuire, il rumore dentro di me sembrava aumentare. Ed in tanti momenti ho pensato che non ce l'avrei fatta a vivere così.

Poi, a un certo punto, ho smesso di lottare. Mi sono arresa e, tra gli immensi doni che ho ricevuto durante il mio risveglio di coscienza, uno dei più magnifici è stato proprio il silenzio interiore.

Ricordo il momento in cui mi sono accorta che quelle voci assordanti non c'erano più come uno dei momenti più belli della mia vita. All'inizio mi sono spaventata, poi mi sono ritrovata in ginocchio, in lacrime di gratitudine, e ho sentito dentro di me una voce dolce, ferma e chiarissima che mi sussurrava: le tue preghiere sono state ascoltate, ti è stato donato ciò che hai cercato così a lungo, ora vai e condividilo.

È stato allora che ho capito che il silenzio non dipende da ciò che sta succedendo fuori, ma da ciò che accade dentro di noi.

Per la prima volta ho fatto esperienza di uno spazio interiore in cui regnavano pace e silenzio, dove tutto sembrava fermo e, allo stesso tempo, incredibilmente pieno. La cosa che mi lasciò più senza parole fu rendermi conto che quel silenzio era sempre stato lì. Ero io che, sommersa dai pensieri, dalle paure e da tutto ciò che credevo di dover essere, non avevo mai avuto abbastanza spazio per sentirlo.

Negli anni ho imparato che il silenzio si può trovare anche nel rumore, nel fare, nel parlare e persino nel pensare. È una qualità dello spazio interiore che possiamo imparare ad abitare mentre la vita continua a muoversi intorno a noi, un luogo fermo dal quale osservare ciò che accade senza essere trascinati continuamente da ogni pensiero, paura o emozione.

Più ho imparato a frequentarlo, più sono riuscita a distinguere le voci che nascono dalla paura da quelle che arrivano dal cuore e dall'intuizione, il chiacchiericcio incessante della mente da ciò che sento provenire da un luogo molto più profondo di me.

Oggi il silenzio è uno dei miei luoghi preferiti. Posso trascorrere ore, e a volte giorni, come sto facendo in questo momento a Ibiza nel fortino sulla montagna, osservando la natura fuori di me e quella dentro di me. È il luogo sacro in cui torno quando ho bisogno di ricentrarmi, quando devo prendere una decisione o quando la mia mente cerca di convincermi che devo trovare immediatamente una risposta.

Trovo bellissimo che questo capitolo di HUMANS arrivi proprio dopo il nostro viaggio nell'abbondanza, perché il mese scorso abbiamo parlato tanto del luogo interiore da cui scegliamo di vivere, creare e incontrare la realtà. Adesso ci stiamo portando ancora più in profondità, dentro quello spazio da cui tutto prende forma. Perché il silenzio non è vuoto, anzi è uno dei luoghi più pieni che possiamo imparare ad abitare.

 

HUMAN FACT

COSA SUCCEDE AL CERVELLO QUANDO SMETTIAMO DI FARE

Quando apparentemente non stiamo facendo nulla, il nostro cervello non si spegne affatto. Quando l'attenzione non è concentrata su un compito esterno specifico diventano più attive alcune reti cerebrali, tra cui la Default Mode Network, coinvolta nell'autoriflessione, nel recupero dei ricordi, nell'immaginazione del futuro e nella costruzione della nostra esperienza interiore.

È anche per questo che speeso un'intuizione arriva proprio quando smettiamo di cercarla: sotto la doccia, durante una passeggiata, guardando il mare o lasciando vagare la mente.

Il silenzio e i momenti di quiete non sono quindi momenti in cui non sta accadendo nulla. Possono essere proprio gli spazi in cui permettiamo al nostro sistema di integrare ciò che viviamo, vediamo e sentiamo.

 

 HUMAN TOOL

L'ESPLORAZIONE DELLA SETTIMANA

Scegli un momento della giornata, metti il telefono lontano, non ascoltare musica, non leggere e soprattutto non cercare di fermare i pensieri. Siediti semplicemente in silenzio e osserva ciò che accade dentro di te quando, per tre minuti, smetti volontariamente di riempire lo spazio.

Potresti sentire irrequietezza, noia, pace oppure il desiderio immediato di prendere il telefono. Non importa. Non devi cambiare niente, soltanto accorgertene.

Alla fine chiediti:

Che cosa emerge quando smetto di riempire ogni spazio?

 

HUMAN AFFIRMATION

Nel silenzio mi ricordo chi sono.

Questo mese HUMANS seguirà il tema che stiamo esplorando anche nella sua forma, quindi ad agosto riceverai soltanto questa lettera.Mi piace l'idea di non parlare di silenzio riempiendoti la casella di posta, ma di lasciare davvero uno spazio vuoto in cui quello che hai letto possa sedimentare e diventare qualcosa di tuo.

 Le nostre lettere settimanali torneranno a settembre con un nuovo capitolo dedicato alla Leadership, intesa prima di tutto come capacità di guidare noi stessi e abitare la nostra vita con presenza, centratura e fiducia.

Settembre sarà anche il mese in cui apriremo le porte di Embodied Feminine Leadership, il percorso di mentorship di quattro mesi che faciliterò insieme alla mia cara amica Lauren, dedicato alle donne che desiderano incarnare una leadership più autentica, sostenibile e profondamente allineata a ciò che sono.

Se senti che questa esplorazione potrebbe chiamarti e vuoi saperne di più, scrivimi.

Fino ad allora, il mio invito è semplice: fai un po' meno rumore, ascolta un po' di più e osserva che cosa emerge quando non senti il bisogno di riempire ogni spazio.

 


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