HUMANS#04

HUMANS è uno spazio dedicato all'arte di essere umani.

Ogni settimana esploriamo insieme una domanda semplice:

Come posso vivere una vita più consapevole, gioiosa e libera?

Attraverso storie, scienza, spiritualità e piccole pratiche quotidiane, questa lettera è un invito a rallentare, osservare e riscoprire la meraviglia di essere umani.


 

ABBONDANZA

L'ABBONDANZA CHE NON VEDEVO

Abbiamo trascorso il mese scorso esplorando la magia. Abbiamo osservato insieme come la vita parli continuamente, come risponda quando impariamo ad ascoltarla, e come sia persino dalla nostra parte.

Questo viaggio mi porta naturalmente verso una nuova domanda:

Che cos'è davvero l'abbondanza?

Per molti anni, quando sentivo questa parola, pensavo subito al denaro. Più soldi, più successo, più possibilità, più libertà. È l'idea di abbondanza che la maggior parte di noi impara crescendo.

Poi il mio percorso mi ha insegnato qualcosa di molto diverso.

La vera ricchezza non nasce dall'accumulo. È uno stato interiore. Una frequenza. Un modo di guardare la vita. 

UNA MATTINA A PHNOM PENH 

Erano passate poche settimane dal mio risveglio. Stavo praticando yoga nella mia casa in Cambogia quando mi sono ritrovata, spontaneamente, a ringraziare tutte le persone che facevano parte della mia vita. Gli amici. La famiglia. I maestri. Le persone che mi avevano amata, sostenuta, accompagnata e anche quelli che mi avevano abbandonata, tradita e ferita.

Mentre pensavo a loro, sentivo una gratitudine che non avevo mai percepito prima una sensazione del corpo viva, vibrante e piena. 

Mi sono sentita ricca del loro amore.

Poi ho alzato lo sguardo verso la cucina e mi sono soffermata su una cesta piena di frutta esotica, manghi, dragon fruits, payapa, passion fruits, banane. Era bellissima e coloratissima. Ricordo ancora il pensiero che mi attraversò in quell'istante:

Che abbondanza. Che lusso.

Ho guardato la mia casa. La luce che entrava dalle finestre. La bellezza semplice di quel luogo. Il silenzio. Lo spazio.

E per la prima volta nella mia vita mi sono sentita davvero ricca. Non della ricchezza che ci insegnano a inseguire. Non di quella che si misura.

Ricca dentro.

Da quel momento ho iniziato a vedere abbondanza ovunque.

Nelle relazioni che nutrivano il mio cuore.

Nel tempo che avevo a disposizione per me.

Nella natura e nel mistero di quella parte di Asia.

Nella possibilità di imparare, crescere, trasformarmi.

 

Questo non significa che gli anni successivi siano stati semplici. Ci sono stati momenti in cui, per rimanere fedele al mio cammino, ho preso decisioni che mi hanno portata più di una volta in ginocchio. Momenti in cui temevo di non riuscire a pagare l'affitto. Momenti in cui pregavo di essere guidata e sostenuta.

Ma quella sensazione di abbondanza scoperta quella mattina non mi ha mai davvero abbandonata. È diventata una delle mie ancore.

Perché avevo capito qualcosa di fondamentale: l'abbondanza non è l'assenza di difficoltà. Non significa avere sempre tutto ciò che desideriamo. È la capacità di riconoscere la ricchezza già presente nella nostra vita — anche quando stiamo attraversando una tempesta.

CHI VIVE NELLA SCARSITÀ

Possiede molto eppure non lo vede. La mente è concentrata su ciò che manca.

CHI VIVE NELL'ABBONDANZA

Possiede magari anche poco, ma riconosce la ricchezza intorno a sé. La differenza non sta sempre in ciò che abbiamo. Molto spesso sta in ciò che siamo capaci di vedere.

 

HUMAN FACT

IL CERVELLO CERCA QUELLO CHE MANCA

Esiste una ragione molto concreta per cui spesso ci risulta più facile vedere ciò che manca piuttosto che ciò che è già presente.

Dal punto di vista evolutivo, il cervello è stato plasmato per individuare problemi e minacce. Questo meccanismo si chiama Negativity Bias e per migliaia di anni ha contribuito alla nostra sopravvivenza. Per i nostri antenati era molto più urgente accorgersi di un pericolo che fermarsi ad apprezzare un tramonto.

Per questo la mente tende naturalmente a focalizzarsi su ciò che manca, su ciò che non funziona, su ciò che potrebbe andare storto. Non perché siamo pessimisti. Perché il cervello sta semplicemente facendo il lavoro per cui è stato progettato.

L'abbondanza richiede un allenamento intenzionale dello sguardo.

Imparare a notare non soltanto ciò che manca, ma anche ciò che esiste: le relazioni che ci sostengono, le opportunità davanti a noi, le risorse che già possediamo, la bellezza che ci circonda.

 

HUMAN TOOL

L'ESPLORAZIONE DELLA SETTIMANA

L'Inventario dell'abbondanza 

Per i prossimi sette giorni, prima di andare a dormire, prenditi qualche minuto per rispondere a una sola domanda:

Quali sono tre cose che oggi fanno parte della mia vita e che dieci anni fa avrei desiderato?

Può essere una relazione, una casa, un viaggio, una competenza sviluppata, una guarigione attraversata, un'amicizia, una maggiore libertà o una maggiore consapevolezza.

 

L'obiettivo non è convincersi che tutto sia perfetto. È allenare lo sguardo a riconoscere la ricchezza che è già presente.

 

HUMAN AFFIRMATION

Vivo l'abbondanza che già esiste nella mia vita.

 

Non l'abbondanza promessa dai guru, ma quella vissuta. Quella che nasce quando impariamo a riconoscere

la ricchezza che ci circonda, e che troppo spesso passa inosservata.

 

GOLDEN HUMAN PODCAST

ABBONDANZA #04

L'abbondanza che non vedevo

Quando sentiamo la parola abbondanza pensiamo quasi sempre al denaro. Ma cosa succede quando iniziamo a guardare oltre? Scarsità, gratitudine, presenza, e la differenza tra avere molto e sentirsi abbondanti.

Buon ascolto.


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