HUMANS#07

HUMANS è uno spazio dedicato all'arte di essere umani.

Ogni settimana esploriamo insieme una domanda semplice:

Come posso vivere una vita più consapevole, gioiosa e libera?

Attraverso storie, scienza, spiritualità e piccole pratiche quotidiane, questa lettera è un invito a rallentare, osservare e riscoprire la meraviglia di essere umani.


 

ABBONDANZA

Imparare a ricevere. 

Abbiamo esplorato l'abbondanza da prospettive diverse. Abbiamo scoperto che la vera ricchezza non dipende soltanto da ciò che possediamo, ma dal modo in cui scegliamo di guardare la nostra vita. Abbiamo osservato quanto la percezione che abbiamo di noi stessi influenzi la realtà che sperimentiamo e ci siamo allenati a portare la nostra attenzione verso ciò che desideriamo far crescere, ricordandoci che dove va la nostra attenzione, lì scorre anche la nostra energia.

Ma oggi voglio svelarti un altro aspetto dell'abbondanza che, per me, è stato forse il più difficile da imparare e credo che, se mi stai leggendo, è possibile che lo sia stato, o che lo sia ancora, anche per te.

Ricevere.

Ho sempre pensato che l'abbondanza fosse qualcosa da costruire, mattoncino dopo mattoncino, monetina dopo monetina. E in parte lo penso ancora. Amo creare, immaginare, dare vita ai miei progetti, mettermi alla prova, accettare nuove sfide, esplorare territori ancora sconosciuti dove percepisco possibilità di espansione e, soprattutto, amo sentire di stare contribuendo a qualcosa di più grande di me. È parte della mia natura, mi fa sentire viva e credo che lo sarà per sempre.

Con il tempo e con l'esperienza, però, mi sono accorta che tutta questa energia aveva anche un'ombra.

Ero diventata bravissima a creare, ma non avevo la più pallida idea di come si facesse a ricevere e, anzi, molto spesso spingevo via quello che la vita cercava di donarmi ancora prima che potesse davvero raggiungermi, semplicemente perché non sapevo come accoglierlo.

Me ne sono resa conto poco alla volta, osservando le piccole cose della vita quotidiana. Quando qualcuno si offriva di aiutarmi, la mia risposta era quasi sempre la stessa: "Tranquillo, faccio io. Non ti preoccupare, me la cavo da sola."

Quando ricevevo un complimento, trovavo immediatamente un modo per restituirlo invece di fermarmi semplicemente ad accoglierlo.

Ero sempre io quella che pagava il conto per le amiche e, se qualcuno insisteva per invitarmi, facevo una grandissima fatica ad accettare, sentendomi quasi in colpa.

Quando la vita iniziava ad aprire una porta, la mia mente era già impegnata a cercare di capire cosa sarebbe potuto andare storto oppure quale altro sforzo avrei dovuto fare per meritarmi quello che stava arrivando.

Come se dentro di me esistesse una convinzione silenziosa che continuava a raccontarmi la stessa storia: che per ricevere amore, abbondanza, opportunità o sostegno avrei dovuto meritarmelo. E il prezzo era sempre molto alto. Avrei dovuto fare qualcosa in più, diventare ancora qualcuno, dimostrare ancora una volta di essere abbastanza.

È stato osservando questo meccanismo che ho capito quanto fosse sottile.

Perché dall'esterno sembravo una persona forte, indipendente, capace di fare tutto da sola. Ma dentro di me c'era ancora una parte che faceva fatica ad affidarsi alla vita.

Ed è lì che qualcosa ha iniziato a cambiare.

Ho iniziato a chiedermi come fosse possibile desiderare così tanto una vita abbondante e, allo stesso tempo, avere così tanta difficoltà ad accogliere ciò che la vita stava già cercando di offrirmi.

Mi sono accorta che ricevere è un'arte sacra tanto quanto creare.

Perché se creare richiede intenzione, disciplina e movimento, ricevere richiede qualcosa che, almeno per me, è stato ancora più difficile: fiducia.

Credere che non devo meritarmi ogni cosa.

Credere che non devo controllare tutto.

Credere che posso lasciarmi sostenere senza sentirmi debole.

Da quel momento ho iniziato a osservare tutte le volte in cui, senza nemmeno accorgermene, chiudevo la porta a ciò che desideravo.

E più osservavo, più mi rendevo conto che spesso non era la vita a non essere generosa con me.

Ero io che, senza volerlo, continuavo a dire di no.

Oggi, durante le mie contemplazioni, mi faccio spesso una domanda molto semplice:

Sto cercando di creare e basta... oppure mi sto anche permettendo di ricevere?

Ti assicuro che la risposta cambia moltissime cose.

 

HUMAN FACT

IL CERVELLO RICEVE SOLO CIÒ CHE PERCEPISCE COME SICURO

Il nostro sistema nervoso è progettato per proteggerci, è il suo lavoro. Quando percepisce una minaccia entra automaticamente in modalità di controllo, ipervigilanza e difesa. È uno stato estremamente utile quando siamo in serio pericolo, ma se rimaniamo lì troppo a lungo rischiamo di affrontare la vita intera con le mani chiuse.

Le neuroscienze ci mostrano che quando ci sentiamo al sicuro il cervello cambia modalità di funzionamento: diminuisce l'attivazione dei circuiti legati alla sopravvivenza e aumenta la capacità di creare connessioni, lasciarsi aiutare, imparare e fidarsi.

Per questo ricevere non è soltanto una scelta mentale.

È anche uno stato del corpo. Ancora una volta, è biologia.

Più impariamo a sentirci al sicuro dentro di noi, più diventiamo capaci di accogliere ciò che la vita desidera donarci.

 

HUMAN TOOL

L'ESPLORAZIONE DELLA SETTIMANA

Aprire le mani

Per questa settimana ti propongo una pratica molto semplice.

Ogni mattina siediti per qualche minuto in silenzio, appoggia le mani sulle ginocchia con i palmi rivolti verso il cielo e porta l'attenzione al respiro.

Immagina di essere davanti alla vita con le mani aperte.

Non chiedere.

Non trattenere.

Ricevi.

Rimani qualche istante in quella sensazione e poi ripeti lentamente dentro di te:

"Oggi mi apro a ricevere tutto ciò che la vita desidera donarmi."

Durante la giornata osserva cosa arriva.

Un sorriso.

Una parola gentile.

Un'intuizione.

Un invito.

Un aiuto.

Una coincidenza.

La sera chiediti:

Che cosa ho ricevuto oggi che, fino a ieri, avrei dato per scontato?

 

HUMAN AFFIRMATION

Mi apro con fiducia a ricevere tutto ciò che la vita desidera donarmi.

Nelle ultime settimane abbiamo imparato a riconoscere l'abbondanza, abbiamo cambiato il nostro sguardo, abbiamo osservato dove scegliamo di dirigere la nostra energia e abbiamo iniziato a coltivare il nostro mondo interiore.

Oggi chiudiamo questo viaggio con un ultimo piccolo passo.

Aprire le mani.

L'abbondanza non dipende soltanto da ciò che siamo capaci di creare, ma anche da quanto siamo disposti ad accogliere.

 


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